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La Filctem Cgil Taranto torna a scuola!

La Filctem Taranto torna a scuola per un corso di formazione rivolto agli RSU, tenuto da Lino Zambianchi. Il corso, che si è tenuto il 12 e il 13 settembre nella sede centrale della CGIL provinciale e ha trattato i temi della storia del sindacato

Incidente ENI. Filctem Cgil: “Situazione preoccupante. Necessari investimenti”

In attesa dell’incontro previsto per le 16.00 tra OO.SS. e azienda, ecco il commento sull’incendio di questa notte all’ENI da parte del segretario provinciale della Filctem Cgil di Taranto: “Quanto accaduto all’ENI, questa notte, ci preoccupa”. Commenta così Giordano Fumarola. L’incidente, le cui cause ancora

Centotrenta dimissioni in venti giorni. Le previsioni della Filctem supportate dai dati.

Oltre centotrenta dimissioni in poco meno di venti giorni. Come già denunciato il Primo Maggio dalla Filctem Cgil, e ora confermato dai dati, seppur parziali, centotrenta lavoratori hanno scelto di rinunciare al proprio lavoro in meno di un mese. Assistiamo, quindi, non più al fenomeno

Ex Miroglio. La vertenza appartiene a tutti

Vertenza ex Miroglio: dagli incontri in Regione, passi in avanti. Oggi sono stati fatti ulteriori passi avanti per la vertenza Miroglio, che da sette anni unisce i comuni e i cittadini di Ginosa e di Castellaneta. Come Filctem Cgil esprimiamo soddisfazione per i passi avanti

Il lavoro continua a subire attacchi e il manifatturiero sempre più in crisi.

Le pratiche scorrette di alcune imprese del territorio si adattano ai tempi della crisi e trovano comunque un modo per sfruttare il lavoro e la buona fede dei lavoratori. Ancora una volta, il Primo Maggio, siamo costretti a denunciare che in alcune aziende confezionistiche di

Incidente ENI. Filctem Cgil: “Situazione preoccupante. Necessari investimenti”

In attesa dell’incontro previsto per le 16.00 tra OO.SS. e azienda, ecco il commento sull’incendio di questa notte all’ENI da parte del segretario provinciale della Filctem Cgil di Taranto: “Quanto accaduto all’ENI, questa notte, ci preoccupa”. Commenta così Giordano Fumarola. L’incidente, le cui cause ancora si ignorano, non ha fortunatamente provocato nessun danno ai lavoratori, ma sarebbe potuto andare peggio: “Non possiamo solo e sempre contare sul caso e sulla fortuna. Da tempo ribadiamo la necessità di investire sulla sicurezza in impianto, per l’ammodernamento delle strutture, sia per tutelare la salute dei lavoratori che per non pesare sull’ambiente. Inoltre l’incidente di Taranto” continua Fumarola, “segue quello di qualche settimana fa a Sannazzaro. Probabilmente sarebbe opportuno una politica di investimenti che sia focalizzata sulle manutenzioni programmate, al fine di ridurre il rischio degli incidenti e contestualmente tutelare il lavoro, la salute e l’ambiente”.

Centotrenta dimissioni in venti giorni. Le previsioni della Filctem supportate dai dati.

Oltre centotrenta dimissioni in poco meno di venti giorni. Come già denunciato il Primo Maggio dalla Filctem Cgil, e ora confermato dai dati, seppur parziali, centotrenta lavoratori hanno scelto di rinunciare al proprio lavoro in meno di un mese. Assistiamo, quindi, non più al fenomeno dimissioni in bianco, ma attraverso procedure telematiche, per far fronte alle esigenze di imprese per le quali il licenziamento collettivo è meno conveniente che convincere o costringere i lavoratori a dimettersi, magari con la promesse di una riassunzione. Le dimissioni impediscono, tra l’altro, l’accesso agli ammortizzatori sociali, come mobilità o cassa integrazione e, qualora fossero fasulle, rafforzano il legame tra il lavoratore e l’impresa, attraverso un subdolo gioco di promesse.

Proprio la natura tecnologica dello strumento con il quale i lavoratori sono obbligati a comunicare di voler cessare il rapporto di lavoro, permette di avere un quadro più preciso sulla situazione del tessuto economico e produttivo della provincia di Taranto, in cui sono coinvolte non solo le aziende tessile e chimiche, ma tutto l’apparato produttivo, nei quali il lavoro è ormai divenuto quasi esclusivamente stagionale. Da tempo raccogliamo le testimonianze di quanto sta accadendo nel nostro territorio e oggi più che mai chiediamo alle autorità di vigilare.

Ex Miroglio. La vertenza appartiene a tutti

Vertenza ex Miroglio: dagli incontri in Regione, passi in avanti.

Oggi sono stati fatti ulteriori passi avanti per la vertenza Miroglio, che da sette anni unisce i comuni e i cittadini di Ginosa e di Castellaneta. Come Filctem Cgil esprimiamo soddisfazione per i passi avanti che si stanno facendo, di concerto con le Istituzioni, di tutti i livelli, sia per la parte relativa a Ginosa, dove sono previste, a detta dell’azienda, ulteriori assunzioni, tanto da promettere l’assunzione di cinquanta lavoratori dal bacino ex Miroglio ben prima dei quindici mesi previsti dall’accordo, sia per la parte relativa a Castellaneta, dove ci sarebbero ben otto manifestazioni di interesse.

La vertenza Miroglio tiene uniti i lavoratori, tra loro, con i cittadini e con le Istituzioni, grazie anche al lavoro sindacale, da ben sette anni, durante i quali ogni passaggio, ogni vittoria, ogni momento positivo è arrivato grazie al lavoro di tutti e proprio grazie allo spirito di condivisione che è sempre prevalso” commenta Giordano Fumarola, segretario provinciale della Filctem Cgil, “i lavoratori ne sono stati protagonisti, tutti, con le proprie paure, le proprie speranze e soprattutto grazie ad un fortissima forza di volontà, che ha permesso al territorio di non perdere una importante realtà lavorativa. Su ogni vittoria nessuno ha il diritto di mettere la firma individualmente”.

La Filctem Cgil Taranto torna a scuola!

La Filctem Taranto torna a scuola per un corso di formazione rivolto agli RSU, tenuto da Lino Zambianchi. Il corso, che si è tenuto il 12 e il 13 settembre nella sede centrale della CGIL provinciale e ha trattato i temi della storia del sindacato e della CGIL, la cultura sindacale e i primi accenni di comunicazione, ha visto la partecipazione di rappresentanti sindacali dalle più importanti realtà territoriali locali: Eni, Enel, confezioni, Aqp, Appia Energy, Tessitura di Mottola e Ginosa.

Giordano Fumarola, segretario provinciale della categoria, commenta positivamente: “La Filctem, come tutta la Cgil, crede molto nella formazione e in particolare nella formazione continua, come veicolo privilegiato per il passaggio di competenze e di conoscenze, ma anche per diffondere la cultura sindacale. Il nostro obiettivo è accompagnare i più giovani in un percorso di approfondimento che possa portare i rappresentati a diventare dirigenti. La formazione per me è stata fondamentale quando ero RSU di reparto e avevo 25 anni“.

Il lavoro continua a subire attacchi e il manifatturiero sempre più in crisi.

Le pratiche scorrette di alcune imprese del territorio si adattano ai tempi della crisi e trovano comunque un modo per sfruttare il lavoro e la buona fede dei lavoratori. Ancora una volta, il Primo Maggio, siamo costretti a denunciare che in alcune aziende confezionistiche di Martina Franca e della provincia di Taranto, i lavoratori sono considerati alla stregua dei macchinari, intercambiabili, costretti spesso ad accettare licenziamenti con la speranza di essere riassunti. In alcune aziende di Martina Franca, per esempio, può capitare che tutti i lavoratori siano stati costretti ad accettare di firmare lettere di dimissioni, tutti insieme, tutti lo stesso giorno, con la promessa, senza alcuna garanzia, di una assunzione in una nuova azienda. Come Filctem Cgil denunciamo da anni la mancanza di lungimiranza di una classe imprenditoriale locale che continua a preferire escamotage al limite della legalità, o spesso oltre, invece che investire nel processo produttivo e nella valorizzazione delle maestranze, nonostante sullo stesso territorio insistano aziende virtuose, nemmeno sfiorate dalla crisi, anzi, che proprio negli in cui chiudevano numerose imprese, sono riuscite a posizionarsi sul mercato in maniera positiva. Quello che il territorio sta vivendo, quindi, è una modifica strutturale del lavoro manifatturiero, divenuto quasi ormai definitivamente stagionale.

Se non bastasse questo, l’entrata in vigore del Jobs Act ha permesso che le promesse di assunzione a tempo indeterminato fossero accompagnate, qualora si fossero avverate, anche da una serie di incentivi statali e, con l’introduzione delle modifiche previste dal decreto legislativo 148/2015, che taglia, di fatto, gli ammortizzatori sociali, esponendo i lavoratori dopo poco meno di tre anni al rischio di essere nuovamente licenziati. La condizione stessa del lavoratore cambia, sia a causa di una classe imprenditoriale incapace di governare il cambiamento, ma di soccombere ad esso, sia per l’introduzione di nuovi strumenti che, di fatto, non tutela il lavoro, nè il lavoratore, nè l’impresa.

L’appello che lanciamo, quindi, è sia per le imprese, affinchè investano, quindi alle Istituzioni, affinchè possano sostenere processi di sviluppo innovativo, impedendo che un settore fondamentale come la manifattura continui a dissanguarsi e quindi agli organismi di controllo, perchè vigilino con più attenzione su quanto accade sul territorio.

Giordano Fumarola

Carta dei diritti universali del lavoro – Giordano Fumarola

Il segretario della Filctem Cgil di Taranto, Giordano Fumarola, spiega in cosa consiste la campagna “Carta dei diritti” della Cgil, in occasione della sosta del pullman a Martina Franca.

Martina Franca. Il progetto “Reshoring” seconda occasione. Non vada sprecata

Fumarola, Filctem Cgil: “Serve una visione d’insieme del futuro del territorio. L’occasione non vada sprecata”.

Saremo ben lieti di dare il bentornato alla aziende che in questi anni hanno scelto di delocalizzare la produzione, impoverendo il territorio e mandando a casa centinaia e centinaia di maestranze. Il progetto “Reshoring” che vede la Puglia e in particolare Martina Franca, come destinataria prescelta per le iniziative di ritorno è un’occasione che non deve assolutamente andare sprecata e potrebbe essere l’occasione perché le operaie e gli operai qualificati che in questi anni hanno perso il lavoro, possano tornare ad occupare i posti che spettano loro. Il progetto, che attingerà dai 70 miliardi di euro dei fondi europei destinati all’Italia fino al 2020, sia l’occasione per ripensare anche il sistema produttivo del nostro territorio, puntando sulla sostenibilità degli interventi, sulla formazione delle maestranze e sull’innovazione. “Siamo certi che non sarà un assalto alla diligenza, per tutti i fondi che saranno a disposizione” commenta Giordano Fumarola, segretario generale della Filctem Cgil di Taranto “ma siamo convinti che serva una prospettiva di ampio respiro che non si limiti a far ritornare questa o quella impresa in particolare, ma una visione prospettica del nostro territorio da qui al 2020, che coinvolga le istituzioni, le forze produttive e i lavoratori, attori fondamentali in un processo di rilancio economico del territorio”.

Il progetto “Reshoring” permetterà a Martina Franca e al territorio circostante di aver una seconda occasione, che la Cgil farà di tutto perché non vada sprecata: “Facciamo appello perché sia aperto un confronto con le istituzioni e con la parte datoriale, anche alla luce dell’incontro in Regione con l’assessore Capone. Un confronto aperto e pubblico che serva sia a comprendere le linee guida del progetto sia a cogliere le istanze del territorio che comunque, nel frattempo, non è rimasto con le mani in mano”.

“Ci auguriamo che questa seconda occasione serva a comprendere che Made in Italy, letteralmente, significa prodotto in Italia, fatto quindi dalle operaie e dagli operai e che non sia solo l’etichetta finale da apporre ai capi” commenta infine con una battuta Fumarola.

 

Vertenza Miroglio. Filctem Cgil: “Fino all’ultimo lavoratore”

Questo risultato positivo frutto di una lunga e esemplare mobilitazione dei lavoratori.

La vertenza non finirà finché l’ultimo lavoratore ex Miroglio non sarà ricollocato”. Queste sono le parole con cui Giordano Fumarola, segretario provinciale della Filctem Cgil di Taranto, commenta l’accordo siglato a Bari che permetterà il primo reintegro per 50 lavoratori. “Questa vertenza per noi ha un valore particolare, per i lavoratori che sono riusciti a rimanere uniti in questi anni, per il territorio che è stato coinvolto ed è stato sempre sensibile, per l’attenzione anche mediatica verso una storia emblema del non-sviluppo del meridione. Una vertenza esemplare perché il nostro ruolo di sindacalisti si è espresso al meglio, proprio grazie al sostegno dei lavoratori. Le manifestazioni e le trasferte, a Roma, ad Alba, la fatica, non sarebbero valse a nulla se non ci fosse stata unità, quell’unità che abbiamo sempre cercato di perseguire“, continua Fumarola, che rilancia: “Proprio perché la vertenza coinvolge 165 lavoratori, per noi l’accordo rappresenta una tappa fondamentale, ma non la fine della lotta, anche perché a maggio finiranno gli ammortizzatori sociali per tutti“. Bisognerà dare priorità al reimpiego dei lavoratori ex miroglini, e per questo si attendono la manifestazioni di interesse per il resto del capannone di Ginosa e per quello di Castellaneta. La Filctem Cgil di Taranto si dichiarerà soddisfatta solo quando l’ultimo dei lavoratori ex miroglini ritornerà al lavoro.

Martina Franca. La crisi colpisce ancora. La Icoman licenzia 65 persone

La crisi continua a mietere le sue vittime, anche a Martina Franca, con la complicità di alcuni imprenditori e del job act del governo Renzi. A maggio la Icoman, una delle più importanti aziende martinesi produttrice del marchio Berwich ha licenziato sessantacinque persone, scegliendo di mettere in mezzo alla strada decine di famiglie e impoverendo ulteriormente un territorio martoriato da delocalizzazioni e fallimenti. L’azienda, considerata punto di riferimento anche per la capacità di investire in un proprio marchio di abbigliamento, ha scelto di licenziare sessanticinque persone, inserendosi nel lungo elenco di quelle aziende che non hanno saputo o non hanno voluto intraprendere scelte imprenditoriali antisistemiche, capaci di dare risposte sia lavorative che al territorio e frenare l’emorragia di competenze, economie e idee dal nostro territorio. Nulla di nuovo per Martina Franca, dove assistiamo dal oltre quindici anni alle conseguenze delle scelte scellerate di alcuni imprenditori che mettono davanti a tutto il profitto personale.

Alcuni degli operai licenziati dalla Icoman sarebbero poi stati riassunti con contratti di somministrazione di sei mesi, attraverso un’agenzia interinale, da un’altra società, la Braga, che il caso ha voluto avere la sede operativa proprio accanto alla vecchia azienda. Se ci fosse rimasta dell’ironia, potremmo pensare che sia solo per evitare di traumatizzare troppo i lavoratori, perché sarebbe grave, altrimenti, in particolare per gli operai che perderebbero le garanzie di un contratto a tempo indeterminato, scoprire che magari questa è stata un’operazione volta ad intercettare gli incentivi del Governo previsti dal job act, proprio perché la legge prevede sei mesi di tempo, proprio la durata del contratto in somministrazione, tra un contratto a tempo indeterminato e un altro. Giusto il tempo per un’azienda per accedere alle agevolazioni, ottomila euro a lavoratore. “Se questa operazione fosse volta ad intercettare gli incentivi del Job Act” commenta Giordano Fumarola della Filctem Cgil di Taranto “la gravità sarebbe doppia, perché prima si sottraggono i lavoratori dalle tutele di un contratto a tempo indeterminato, e quindi si accederebbe a incentivi pubblici, quindi pagati da tutti, per agevolare una scelta aziendale. Per questo invitiamo fortemente che gli organi preposti al controllo si mobilitino immediatamente”.

Non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Assemblea ad Albini, a Mottola

Se le cose vanno male è sempre e solo colpa degli operai. È questa la solfa che gli operai della tessitura di Mottola si sentiti ripetere dall’ingegner Albini, che finalmente, dopo tre anni di assenza, è tornato a trovare i suoi lavoratori. Un’assemblea di tre ore a cui è stato impedito ai sindacati di partecipare, rei, secondo il titolare dell’azienda, di mettere i bastoni tra le ruote. Peccato però che da due anni i sindacati si stanno battendo per far riconoscere il premio di produzione ai 120 lavoratori della tessitura mottolese, che finora non è stato concesso, perché ogni volta che veniva formalmente richiesto all’azienda, abbiamo in cambio solo avuto proposte di cassa integrazione, un comportamento che finalmente, con l’assemblea di oggi, ha trovato una spiegazione.

Non solo gli operai sono responsabili dei problemi dell’azienda, ma se si azzardano a pretendere che vengano rispettati i diritti, gli si sventola in faccia la possibilità di andare in mezzo alla strada, la cassa integrazione come messaggio minatorio. Solo così ha senso il comportamento che non temiamo di definire antisindacale da parte dell’ingegner Albini, che mentre ai suoi operai di Albino riconosce un premio di produzione di quasi duemila euro, qui al Sud meno della metà.

Non possiamo pensare davvero che si distingua il valore del lavoro di un operaio settentrionale da un suo collega meridionale, il lavoro fatto a Bergamo e il lavoro fatto a Mottola, non accettiamo questo leghismo aziendale, questo goffo tentativo di mettere i cittadini gli uni contro gli altri e quindi contro chi difende i loro interessi.

Le presunte difficoltà in cui si trova lo stabilimento di Mottola, sono dovute a scelte aziendali. Ma non dobbiamo dimenticare che la presunta crisi di Albini si inserisce in un contesto molto più ampio di vertenze territoriali, che vedono la provincia di Taranto terra bruciata dopo essere stata terra di conquista.

Oggi pomeriggio, per questo motivo, ci sarà un’assemblea di tutti i lavoratori delle tessiture di Mottola organizzata da Filctem Cgil, Femca Cisl, Uiltec Uil e Ugl Chimici, per ribadire che non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.